Se La Mamma Si Ammala

Novembre: il periodo in cui i vostri bambini stanno a casa con l’influenza per intere settimane. Sapete che è inevitabile e normale, perciò non vi agitate eccessivamente quando si presentano i primi sintomi. Se però ad ammalarvi siete voi mamme? Stare sotto le coperte senza preoccuparvi di niente? Impossibile, direte voi. Una mamma non si può fermare: deve mandare avanti la famiglia e il lavoro, presentarsi alle riunioni con gli insegnanti, accompagnare i figli in palestra, avviare la lavatrice, fare cena…eccetera, eccetera. Eppure anche voi mamme, seppure supereroine, avete bisogno di staccare la spina ed essere coccolate nei giorni in cui non siete in forma. È un vostro diritto e dovreste farlo rispettare senza alcun senso di colpa, né pensare che chiedere aiuto alle amiche o alle sorelle voglia dire essere mamme meno brave. Dare in generale più valore alla solidarietà e attivare una rete di aiuti fra mamme è senza dubbio un’ottima iniziativa per far fronte alle difficoltà quotidiane, e non solo in caso di malattia. Anche in questo caso, però, sareste sempre voi donne ad accollarvi tutti gli impegni della famiglia. Vi sembra giusto? Che fine hanno fatto i papà?

COLLABORATIVI SI DIVENTA

Il progressivo coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro ha fatto sì che la cura dei figli, tradizionalmente affidata alle mamme, sia diventata un’attività condivisa con i mariti.Negli ultimi decenni abbiamo quindi assistito alla caduta della figura del padre autoritario, unico detentore delle regole e del patrimonio economico, a favore di un tipo di partner più amorevole e presente e di un rapporto padre-figlio più positivo. Detto questo, la paternità rimane un processo più graduale e lento rispetto alla maternità e sicuramente più razionale e meno istintivo. I papà hanno inoltre un ruolo differente nella crescita dei figli: se la presenza di voi mamme è legata ai bisogni materiali, affettivi, alla dimensione interna della personalità, la presenza dei papà si collega alla sfera dell’attività, del gioco, dell’esplorazione, del tempo libero e della costruzione dell’autostima. Ciò non esclude, però, che possano e debbano aiutarvi nella cura della famiglia in ogni momento e fare lo sforzo di sostituirsi a voi quando necessario. Dopotutto, sostenere la madre nel puerperio e nei mesi a venire è uno dei compiti fondamentali del padre: con la sua presenza forte e rassicurante, offre alla compagna la possibilità di vivere la sana e funzionale regressione che le permette di occuparsi del bambino. Lui si occupa di lei mentre lei si occupa del figlio.Pensate che questo avvenga solamente in un mondo ideale? Come detto in precedenza, la paternità non è istintiva quanto la maternità, perciò è normale che i neo-papà facciano fatica a relazionarsi con il bambino e tendano a delegare a voi ogni aspetto della crescita. Siate comprensive, ma abituateli gradualmente alla collaborazione. Se possibile, a partire dalla vostra gravidanza: coinvolgere i futuri papà dall’inizio, ad esempio nei corsi pre-parto, produrrà in loro un maggior senso di efficacia come genitore e un maggiore affiatamento come vostri compagni, che li farà agire in vostro aiuto senza il bisogno di pregarli.

CI PENSANO I PAPÀ

I papà sono importanti quanto voi mamme nello sviluppo dei bambini. Scoprite il ruolo fondamentale che essi rivestono: vi aiuterà a riconoscerli come valido supporto nella cura della famiglia e a dare ai vostri partner maggiore fiducia, nonché aiutare quest’ultimi ad apprezzare la paternità e inserirsi in maniera armoniosa nel rapporto con i vostri figli.

  • Aiuto: il padre sostiene o dà il cambio alla madre in certi momenti in cui ella non può essere presente o perché lavora o perché è stanca.
  • Protezione: il padre protegge il rapporto mamma-figlio, non solo garantendo una sicurezza economica di base, ma anche assicurando una buona relazione tra i due.
  • Moderazione: il padre deve capire in anticipo i segnali di sconforto della madre, regolare la giusta distanza tra mamma e figlio e sopperire lui alle mancanze di affetto se la madre è troppo distante.
  • Comunicazione: il papà deve subito comunicare alla mamma ciò che di anomalo osserva nel rapporto fra lei e il figlio, ma senza giudizio e cercando di comprendere il suo momento di difficoltà. La madre, da parte sua, deve coinvolgere il papà nella sua relazione privilegiata con il bambino: farlo partecipe dei passi in avanti del bimbo, dei suoi sorrisi e modi di fare.
  • Intercambiabilità: quando necessario, il papà deve fare anche “il mammo” e sostituirsi alla donna affaticata o malata nelle funzioni che solitamente le competono.

  Tenete conto dei rispettivi ruoli per beneficiare di reciproca collaborazione e ricordate costantemente a voi stesse e ai vostri partner l’importanza del costruire una buona relazione madre-padre: vostro figlio deve sentirsi amato dalla vostra unione prima ancora che dall’amore di ciascuno di voi. Una volta che avrete costruito una solida relazione di coppia, sarà più facile per entrambi essere autonomi dal giudizio delle famiglie di origine e crescere insieme come genitori. Voi neomamme avete bisogno di tonificare e irrobustire il fisico così da ritrovare non solo il vostro aspetto estetico abituale, ma anche le energie necessarie per la cura del neonato.Rimettersi in forma senza stress e troppe rinunce è possibile con del semplice esercizio, ma attenzione: in caso di parto cesareo dovrete aspettare almeno sei settimane prima di allenarvi per non compromettere la rimarginazione della ferita ed evitare nel modo più assoluto qualsiasi esercizio per gli addominali, ma potrete cercare di stare in piedi il più possibile per accelerare la vostra ripresa. Se tutto questo tempo d’attesa vi sembra un’eternità, potete fare comunque qualche leggero esercizio come quelli che vi proponiamo: facili da replicare a casa senza bisogno di recarvi in palestra e adatti a tutte le mamme.

  • Circolazione: distese supine sul letto, sollevate una gamba ed effettuate 10 rotazioni della caviglia in senso orario e 10 antiorario, dopodiché ripetete l'esercizio con l’altra gamba
  • Muscoli pelvici: distese supine sul pavimento con le ginocchia piegate e i piedi leggermente divaricati ma ben piantati a terra, aderite il bacino al pavimento, contraete e sollevate i glutei alzando la zona pelvica di circa 10-15 cm da terra, mantenete la posizione per 10 secondi e rilasciate tornando alla posizione iniziale. Ripetete quindi l'esercizio per 10 volte.

  Nel caso di parto naturale non ci sono controindicazioni all’attività sportiva: lo sport, anche a livello agonistico, è sempre consigliato perché ha un notevole effetto benefico anche sulla psiche. Noi vi consigliamo la corsa, come attività completa e facile da praticare con costanza: vi ricordiamo solamente di fare una pausa di 30-90 minuti prima di allattare, in modo tale da smaltire l’acido lattico ed evitare così che il vostro latte sia sgradito al bambino.

Napisan consiglia:

Volete capi sportivi sempre in forma come voi? Finito l’allenamento, via subito maglia e tuta sudata per un bel lavaggio igienizzante in lavatrice!